Ligabue: la verità dietro Campovolo!

Ligabue: la verità dietro Campovolo!
Luciano Ligabue ritorna in grande stile, anche se sempre lo stesso, a Campovolo! Perché?

Luciano Ligabue, icona del rock italiano per una buona percentuale di audiolesi, è tornato con un “nuovo” concerto nella location che lo ha reso, da qualche anno a questa parte, una leggenda e che più di tutte viene associata al suo nome: Campovolo! Quando si parla di Campovolo, non si pensa più all’Aeroporto di Reggio Emilia (e chi ci aveva mai pensato?), ma a uno, oggi due (o sono tre?), dei concerti più sentiti dal popolo italiano. Un evento che è stato seguito da una media di 160-170 mila fans del rocker! Numeri che lasciano sbalorditi, giustamente.

Ma cosa c’è dietro la scelta del cantante italiano di ritornare a suonare in questo posto? Cosa c’è dietro la scelta di suonare tutti i brani di due dei primi suoi album, Balliamo sul mondo e Buon compleanno Elvis? Cosa c’è dietro la scelta di utilizzare sempre gli stessi accordi e la stessa linea melodica in tutte le sue canzoni?

Da quanto ci risulta, sembra che Luciano soffra di una rara malattia chiamata Ipertimesia o “Sindrome dei super ricordi”: l’individuo non riesce a dimenticare gli eventi e i ricordi, in particolare quelli più emozionanti, della propria vita. Sappiamo tutti quanto dimenticare sia benefico per la nostra salute, riuscire a cancellare alcuni dei momenti trascorsi, soprattutto quelli negativi, ci aiuta ad andare avanti, a non farci gravare il peso di rimpianti, ripensamenti, nostalgie e sensi di colpa.

Ma per Ligabue questo è impossibile: ha piena memoria di tutto quello che gli è successo nella sua intera vita, compresi i 25 anni di carriera musicale.
Ed ecco quindi spiegato l’ossessivo attaccamento a quei 3 accordi che non riesce a non ripetere in ogni sua canzone, quella continua e imperterrita melodia cantilenante che recita ormai da tempi immemori, questa morbosa attrazione per un inspiegabile aeroporto della sua regione, la necessità di inserire in scaletta i pezzi, tutti i pezzi, dei suoi primi album. Quasi fosse un obbligo, quasi si sentisse costretto dalla presenza pesante di questi ricordi, impossibili da cancellare.
E forse è proprio questa condizione patologica che lo ha ispirato per alcune sue canzoni, dal significato adesso più chiarificante: la rassegnata “Per sempre”, la speranzosa “Ho messo via”, le strazianti “Urlando contro il cielo” e “Il giorno di dolore che uno ha” e la nostalgica “l’odore del sesso” sono tutte canzoni che descrivono, tra le righe, la prigione di ricordi in cui è rinchiuso e che esternano una debole, ma intuibile, richiesta di aiuto.

Immagine con licenza CC BY 2.0 di Gianmaria Zanotti
Immagine con licenza CC BY-SA 2.0 di Elena Torre
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